I processi di apprendimento

Liberamente tratto dal libro “The Mental Game of Poker” di Jared Tendler.

In questi giorni sto leggendo il libro del coach Tendler, ovviamente nella sua versione in italiano (grazie a Giada Fang), ed in poche pagine devo dire di aver trovato già spunti di riflessione interessanti. Sicuramente ho ritrovato descritti tutti gli stati psicologici che mi caratterizzano quando sono ai tavoli, ma oggi vorrei proporre un argomento perfetto sicuramente per il poker ma, a mio avviso, universalmente applicabile a tutti i giochi (e non solo), tant’è che mi piacerebbe molto farne partecipe anche la squadra di calcio in cui milito e che gestisco.

Sto parlando del “Adult Learning Model“, in poche parole il processo base con cui impariamo ad avere una determinata abilità. Tralasciando completamente i tempi di apprendimento, che sono soggettivi e ovviamente condizionati dalle capacità mentali e fisiche di ogni singolo individuo, ci concentreremo invece sugli step che ci portano alla conoscenza che sono invece schematizzabili e standard per ogni essere umano.

Nel suo Libro Jared Tendler divide questo percorso in quattro livelli:

Livello 1 – Incompetenza inconscia. Si parla di “non sapere di non sapere”, la famosa beata ignoranza. In questa fase non solo non abbiamo una determinata abilità ma non ci rendiamo nemmeno conto che questa possa esistere. Penso che a livello mentale questo stato sia fantastico perchè è impossibile tiltare o essere frustrati per qualcosa che per noi di fatto non esiste. Ovviamente applicato al poker, o a qualsiasi altro gioco, questo livello è quello iniziale in cui tutti i nostri risultati dipenderanno esclusivamente dal caso, ma è forse anche il momento più spiccatamente divertente della nostra avvenura. Tornano al paragone con il calcio mi ricordo la prima volta che ho messo piede in un campo da gioco. Pallone buttato nel mezzo e tutti a correre come dannati senza la minima idea di cosa stessimo facendo, senza porci problemi di tattica, di posizione e di tecnica, semplicemente giocando.

Livello 2 – Incompetenza conscia. Qui iniziano i problemi e le paranoie. Dopo qualche tempo in cui giochiamo a “caso” (vedi sopra) ci rendiamo conto di non ottenere risultati, ma soprattutto che ci sono giocatori che questi risultati li ottengono con costanza. A questo punto non possiamo far altro che prendere atto dell’esistenza di tecniche di gioco che però non siamo in grado di destreggiare. Solitamente a questo livello nel poker c’è la grossa spaccatura tra i giocatori: da un lato quelli che non si porranno mai il problema di provare ad imparare le cose che non sanno e che continueranno a giocare come passatempo, dall’altro quelli che, invece, decideranno di fare il grande passo e di cominciare a studiare. Ovviamente sono rispettabili e condivisibili entrambe le scelte. Forse l’unico errore che potremmo fare in questo momento è fermarci a piangerci addosso per ciò che non sappiamo visto che le soluzioni sono semplicissime: accettare di non sapere oppure studiare per sapere.

Livello 3 – Competenza conscia. Chi ha deciso di prendere la via dei libri, dei coaching e dello studio approderà di conseguenza a questo livello. Grazie al lavoro quotidiano abbiamo finalmente acquisito delle abilità, sappiamo che esistono moove e dinamiche di gioco che ci renderanno vincenti ai tavoli. L’unico “difetto” è che queste conoscenze sono fresche di studio. Non le abbiamo ancora metabolizzate. Abbiamo bisogno di essere sempre concentrati per poterle applicare onde evitare di tornare ad essere incompetenti. E’ il livello in cui si trova la stragrande maggioranza dei giocatori dei famosi “microlimiti”. La strada per il successo è imboccata ma la salita da percorrere è ancora tanta e abbisogna di applicazione costante e continua.

Livello 4 – Competenza inconscia. Questo è il nirvana dell’apprendimento. Abbiamo imparato talmente bene una cosa e l’abbiamo fatta talmente tante volte in modo corretto che oramai è diventata un’abitudine, un processo automatico che non necessita più di concentrazione e che quindi “libera” una parte del nostro cervello permettendole di accogliere concetti nuovi. Voglio farvi un esempio molto banale: ci troviamo da UTG e spilliamo un fantastico 72o. Senza alcuno sforzo mentale folderemo la nostra mano, avendo così tempo per dedicarci alla mano successiva o a quello che succede in un altro tavolo che magari ci vede impegnati in situazioni più complicate.

Penso che questa schematizzazione sia fantastica e descriva perfettamente il percorso che tutti noi giocatori di poker stiamo seguendo, dalla partenza dovuta alla semplice passione, all’arrivo ottenuto con tempo, applicazione e studio.

Sono curioso di sapere se anche voi, come me, state attraversando queste fasi di apprendimento e di leggere le vostre esperienze. Vi aspetto quindi sul nostro Forum!

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